Crescita personale

Visioni ed Intuizioni: capirle e stimolarle

Visioni, Intuizioni, coltivare l'intuizione, subconscio
Alexander
Scritto da Alexander

Ti sarà sicuramente capitato, durante la meditazione, oppure in un momento di particolare rilassamento (prima di addormentarti, ad esempio), di avere delle idee, intuizioni o visioni. Si caratterizzano per la loro brevità, ma soprattutto per la loro originalità.

Nella quotidianità, purtroppo, spesso siamo preda di una sequela di pensieri abbastanza inutili, se non addirittura negativi (devo pagare quella multa, se solo non avessi… quanto è brutto quello, che scostumato quell’altro, non vedo l’ora di…). Questi pensieri -purtroppo, ancora per una volta- siamo noi, od il nostro “ego” – come spesso si legge nella letteratura sulla meditazione e sulla crescita personale. Senza questi ci sentiremmo perduti, senza una personalità (anche se si tratta di un’idea fallace).

La meditazione, come già espresso ampiamente qui, serve proprio ad imparare ad osservare con distacco questi pensieri, per poi successivamente, se del caso, provare a trasformarli in versioni più costruttive, se non, addirittura, ad estirparli completamente da noi.

I pensieri intuitivi o le visioni di cui a quest’articolo, invece, sono assolutamente originali (cioè nuovi ed insoliti). Si tratta sia di pensieri e visioni completamente scollegati dalla nostra percezione delle cose e dalle nostre memorie, oppure di una reinterpretazione dei nostri ricordi come se rivedessimo degli eventi passati in una luce completamente nuova. Quando ci colpiscono (uso il passivo perché sembra quasi che vengano da fuori di noi) siamo sorpresi e, nei migliori casi, anche pervasi da un benessere e da una sensazione confortante, come se avessimo avuto un colpo di genio. Probabilmente costituiscono la voce del subconscio, che è più sommessa e sottile, e riesce ad emergere solo quando siamo particolarmente attenti; secondo un’altra interpretazione, potrebbero essere un vero sussurro Divino, che viene da “lì fuori”.

In coerenza con l’idea che noi tutti siamo espressione del Tutto, e dell’Universo, per cui il “lì fuori” non sarebbe che una parte di noi, od un nostro riflesso, ritengo che queste intuizioni siano espressione, contemporaneamente, sia del nostro subconscio sia dell’Universo. Potenzialmente sarebbero sempre disponibili, e ci guiderebbero sempre verso altri pensieri ed azioni che ci renderebbero più felici, o- sempre che si voglia fare la distinzione- più armonici; ma troppo spesso siamo impegnati a mandare avanti il solito copione.

Scrivevo che queste voci/messaggi/visioni sono “sottili” e mi riferivo, con il termine, ad una vera e propria debolezza che hanno. Per far comprendere meglio ciò che intendo, il riferimento al sogno mi sembra adeguato. I sogni, quando non li ricordiamo – e ci si può allenare a ricordarli– svaniscono completamente: quando li si vive sono vividi, due secondi prima di alzarsi, la memoria è ancora fresca, ma poi… basta alzarsi e mettere il caffè sul fuoco, che sono andati – apparentemente per sempre. Ebbene, queste visioni sono simili: si introducono delicatamente tra i pensieri soliti, pian piano “alzano la voce” e, se tutto va bene, li si nota distintamente, li si “cavalca” e poi vanno via. A volte sono così insoliti che facciamo anche fatica a ricordarli, perché non abbiamo degli “elementi” cui aggrapparli, o degli schemi in cui farli rientrare.

Ieri, verso la fine di una sessione di meditazione, ad esempio, sono stato colto da una di queste visioni. Il messaggio è difficile da esprimere in parole, ma ci provo: mi rendevo conto (sentendolo) di come guardando il mondo che mi circonda e le persone facevo parte della creazione di ciò che vedevo. Ripensavo, poi, ad una precisa scena del giorno precedente (durante la quale ero pesantemente preda delle solite vecchie preoccupazioni) ed ero pervaso da affetto, simpatia e gratitudine per gli estranei che mi circondavano (mi trovavo su un battello, con decine di persone in poco spazio). Ero pervaso da simpatia verso quegli estranei perché erano molto discreti ed allegri (nella memoria dell’evento); nella realtà, però, io ero angustiato.

Nella “visione” comprendevo che se avessi sorriso oppure avessi provato a scambiare due parole – godendomi le contingenze fisiche in cui mi trovavo- la situazione sarebbe stata molto più gradevole per me. Ma – e mi ricollego all’idea della creazione della realtà- nella mia preoccupazione costante loro erano solo una distrazione di contorno; con una diversa percezione (che spettava solo a me attivare), li avrei visti e vissuti in modo più attento, creando un’esperienza più piacevole, per me e per loro, ad esempio parlandoci.

Tra i vari vi era una bambina di meno di due anni che gironzolava allegramente e giocava col padre – purtroppo sono riuscito a sorridere solo a lei; ad un certo punto, una ragazza di una ventina d’anni ha preso in braccio la bambina, e mi ha impressionato questo gesto affettuoso e, se vogliamo, normale e doveroso, ma che sarebbe accolto in modo molto diffidente in tante altre parti del mondo- ma anche questa sorpresa l’ho percepita nella memoria, non nella realtà, in cui ero troppo distratto.

Poi ho avuto la sensazione di dovere scrivere quest’articolo – che spero sia interessante quanto io lo avrei voluto rendere- ed, infine, ho lanciato un intento di attivazione della Legge di Attrazione con una forza ed una lucidità insolite.

Per aumentare il numero e la qualità delle intuizioni non posso che raccomandarti – come altre numeroso volte su queste pagine- di praticare la meditazione. Aggiungo che è utile allenarsi alla memoria dei sogni ed al sogno lucido, di cui si parla diffusamente qui. Non guasta anche lavorare sulla propria memoria ed imparare a prendersi meno sul serio e con maggiore ironia. Avendo una sana ed ironica autocritica, infatti, si comincia a vedere la limitatezza dei nostri pensieri e convinzioni ordinari, lasciando spazio e, soprattutto, dando fiducia a pensieri innovativi e creativi.Visioni, Intuizioni, coltivare l'intuizione, subconscio

Foto di Sebastian Spindler.

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