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Se viaggiare ci rende veramente più felici, come riportare quella felicità a casa?

come viaggiare, cercare la felicità, crescita personale e viaggio
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Alexander
Scritto da Alexander

Quale momento migliore di questo per scrivere di viaggi e vacanze? Per alcuni questi saranno ancora realtà, per altri lo saranno stati o lo saranno tra breve… per i meno fortunati – se veramente di “meno fortunati” si tratta- un viaggio sarà realtà nei prossimi dodici mesi…

Dopo la voglia di avere l’amore… o il vero amore- a patto di sapere bene cosa ciò comporti-e la voglia di avere più denaro, la voglia di viaggiare ed andare in vacanza è una di quelle predominanti al giorno d’oggi.

Non c’è persona che non aneli/sogni/attenda le prossime vacanze, la prossima gita o, meglio, avventura. Già, ma perchè ciò accade?

Da persona che ha avuto il privilegio di viaggiare ed esplorare una pluralità di destinazioni e per periodi significativi, facendo esperienza di una pluralità di “registri” di viaggio, da quello di campeggiatore, passando per quello di animale della vita notturna, o, ancora, affrontando viaggi della speranza in treni sudici e puzzolenti, viaggiando a 30 Kmh di media per intere giornate, finendo con brevi comparsate in alcuni tra gli alberghi più lussuosi al mondo (ahimè solo comparsate!), ho avuto modo di pormi seriamente la domanda “perché si vuole così tanto viaggiare?” e, la domanda ancora più complessa ed importante: “viaggiare può dare od aumentare la felicità?”… Quest’ ultima domanda, ovviamente, è più importante perché ha un risvolto pratico maggiore nella nostra vita, e le sue a risposte possono, con un po’ di sorte, incrementare anche la qualità della nostra vita quotidiana.

La verità è che, troppo spesso, il viaggio o la vacanza (sono concetti molto diversi, ma per semplicità saranno usati come sinonimi) sono deludenti. E la monotonia da cui si sperava di evadere ritorna ad attanagliarci, ancora più feroce, poiché si cade in tale presa di coscienza dall’aulica illusione che ci si era fatti sulla vacanza.

Una causa di questo forte colpo di delusione può essere individuata nel fatto che le brochure pubblicitarie dei viaggi (per chi fa riferimento a queste) o delle foto che si possono reperire e, non ultime, le sfavillanti immagini che possono vedersi sui social networks, forniscono tutte un’immagine falsata dei “magici” momenti del viaggio. Si tratta- almeno per le foto delle brochure– pur sempre di pubblicità… di foto perfette, con bellezze perfette che ammiccano come non mai, in momenti in cui la luce del tramonto e, semplicemente… perfetta! Sì, perfetta quanto irreale – salvo che per la luce del tramonto e doni analoghi del paesaggio e della natura, che possono veramente essere carpiti, ma nel seguito parleremo di questo. Le foto dei social networks, poi, sono spesso fatte con un artificiosa dose di allegria, la quale può alimentare la sofferenza di chi ha la negativa abitudine di paragonarsi.

Ma il problema più grande delle foto e dei filmati che solleticano la nostra voglia di fare quella vacanza e di visitare proprio quella spiaggia, o quel monumento, è che hanno per protagonisti altri… se mettiamo noi stessi nell’esatta idilliaca posizione dei soggetti della foto, l’idillio sparisce… Almeno: la magia sparisce se eravamo andati in vacanza con il motivo – spesso non chiaro ma, purtroppo, presente- di scappare da noi stessi.

La cruda verità è che in questo mondo frenetico, di rumore e di iper-lavoro, non si sa stare più da soli. La somma felicità può essere di un uomo solo quando questi saprà stare da solo in una stanza in silenzio, per parafrasare Pascal. Aggiungerei anche che una delle ragioni per cui molte, troppe, persone lavorano è che non saprebbero riempire il vuoto che vi sarebbe se non lavorassero. Ecco, quindi, che la vacanza diventa un modo per scappare da se stessi, e non dalla routine. Presto ci si accorge, però, che da se stessi non si può scappare e che l’assenza pressoché totale di impegni, lungi dall’essere rilassante, ci da ancora più tempo per rimuginare sulle nostre idiosincrasie, sulle nostre ambizioni deluse e sui nostri rapporti non sani.

In altri termini: la delusione data da alcune vacanze non è che una conseguenza dell’ (erronea) accentuazione dell’esteriorità e del materialismo. Come puoi leggere nell’articolo sull’adattamento edonistico, o nella crociata contro un certo modo di fare regali a natale.

Altra grande colpevole dell’almeno parziale rovina delle vacanze è dovuta, a mio parere, alle guide turistiche. Sì, perchè questi libretti che quasi tutti noi portiamo dietro uniformano ed appiattiscono le nostre tendenze e naturali curiosità. Ci mettono, tutti quanti insieme, come pecore, in un indistinto gruppo di individui che devono per forza visitare quel tale monumento e quel tale museo, o recarsi a vedere un panorama da un preciso punto. Certo, possono fornire informazioni utili, ma affogano ogni velleità di scoprire una regione od una città secondo i propri gusti, i propri tempi e le proprie inclinazioni. Abortiscono alla nascita ogni possibilità di scoprire o riscoprire la propria passione per, ad esempio, i negozi di costumi di carnevale od i reperti di archeologia industriale.

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Inoltre, le meraviglie della tecnologia e del viaggio di massa ci rendono molto facile il raggiungere i più disparati luoghi, ed il registrare, con migliaia di incorporee istantanee, i più disparati luoghi… Ma non è facilitato, anzi, semmai è scoraggiato, l’assorbire, il vivere a fondo ed il ricordare. So che potrebbe sembrare chiedere troppo, ma credo che si farebbe bene a mettere da parte cellulari e camere digitali e tornare alla carta e matita, e fare qualche piccolo schizzo di particolari architettonici e paesaggistici che si sono incontrati. Così facendo si riscoprirebbe il valore e l’importanza di vedere con attenzione… di guardare veramente, e si ricorderebbe meglio. Quei meravigliosi panorami al tramonto che le brochure pubblicitarie di cui sopra sbandierano, si noterebbero e si porterebbero nel cuore.

Insomma, per tornare a quanto ripetuto numerose volte, bisognerebbe imparare ad immergersi con più vita e consapevolezza nell’esperienza presente. Ovviamente, appreso ciò in vacanza, anche la vita quotidiana e di routine diventerebbe immediatamente più interessante e stimolante, potrebbe sempre sorprenderci piacevolmente e non risultare banale. Quindi la chimerica felicità che si insegue in vacanza diventerebbe molto più raggiungibile.

Altro consiglio è quello, di non facile applicazione, di imparare a stare con se stessi, ed eventualmente fronteggiare le turbative e crisi che tanto tempo libero e tempo da soli potrebbero fare affiorare. Se si ha difficoltà a fronteggiare i propri fantasmi, si potrebbe seguire qualcuno dei consigli riportati qui.

Ovviamente, sarebbe bene approfittare del tempo libero per comprendere veramente cosa ci piace, e non attenersi troppo a guide e comitive… ed una volta scoperto, bisognerebbe ricordare che è in nostro potere di immergersi con passione in queste attività anche durante la cosiddetta routine.

Poi, sarà forse in polemica con l’abitudine essenzialmente italiana, ma sarebbe bene andare in vacanza quando veramente si vuole e non per forza a ferragosto ed a capodanno…

Se ti interessa la tematica del viaggio, e come questa sia connessa alla felicità ed al miglioramento personale, non perdere la storia di Arturo, che per superare la depressione ha pedalato dalla Svizzera al Kazakhstan… ritrovando la felicità.

Foto di Rich Lock

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